23
Jan
2016
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“L’amore bugiardo” di Gillian Flynn

Il 2012 è stato l’anno dei grandi casi letterari internazionali, tra cui la trilogia di Cinquanta Sfumature, incentrata sulle vicende erotiche del miliardario Grey e della giovane Anastasia. Ed è stato anche l’anno de L’amore bugiardo (titolo originale: Gone Girl), un romanzo  psicologico che racconta la storia di Nick Dunne e Amy Elliott.

Tutto inizia quando, nel giorno del quinto anniversario di matrimonio di Nick e Amy, quest’ultima scompare. In casa vengono trovati i segni di una colluttazione e del sangue. Si pensa a un’aggressione o a un rapimento, mentre la polizia inizia le indagini. Nick e Amy si erano trasferiti qualche tempo prima nel Missouri, nel paese natale di Nick, dopo aver perso entrambi il lavoro e il benessere a New York. Nick, con l’aiuto di Amy, ha acquistato un bar che gestisce con sua sorella Margo, mentre deve affrontare la perdita della madre e la malattia del padre, un uomo che aveva sempre disprezzato le donne. I genitori di Amy, invece, erano diventati famosi scrittori per aver inventato le storie di ‘MItica Amy’, un personaggio che sembrerebbe l’idealizzazione della loro unica figlia.

Nelle prime fasi delle indagini, vengono trovati gli indizi che Amy era solita lasciare a Nick per la caccia al tesoro da lei organizzata in occasione di ogni anniversario. Ma viene ritrovato anche un diario in cui Amy aveva annotato tutte le sue paure e le difficoltà del matrimonio, fino a dichiarare di aver paura di Nick, che, frustrato e abbattuto, sarebbe arrivato a picchiarla e a non desiderare figli da lei. Lentamente, si fa strada l’opinione che Nick possa averla uccisa, soprattutto per via delle testimonianze e degli indizi della caccia al tesoro. Del caso di occupano, oltre alla polizia, anche un comitato del villaggio e tutta la stampa e le televisioni nazionali. Nick viene assediato e messo sotto pressione, e la situazione precipita quando si scopre che ha un’amante, che si trova in difficoltà economiche, che Amy è incinta, oltre a tutti gli indizi che coincidono con le indicazioni del diario e della caccia al tesoro di Amy.

Disperato, Nick si vede già condannato dall’opinione pubblica e destinato alla pena di morte, anche se cerca di convincere tutti che è innocente e che non è vero niente di quello che Amy aveva dichiarato per iscritto. L’uomo decide di assoldare un avvocato specializzato in questi casi e gli spiega che, non solo lui non ha mai fatto del male a sua moglie, ma che lei ha architettato un piano diabolico per incastrarlo, al fine di punirlo per non essere più stato, nel tempo, il marito ideale che lei voleva amare. Infatti, alcuni episodi del passato avvalorano la sua tesi e il lettore scopre che davvero Amy non è morta…

Questo thriller psicologico incentrato sulle bugie, ma anche sulla follia, nel 2014 ha avuto anche una trasposizione cinematografica, con Ben Affleck nel ruolo di Nick e Rosamund Pike in quello di Amy.

La narrazione all’inizio è lenta e ripetitiva nella descrizione della vita perfetta di Nick e Amy nel loro mondo perfetto con il loro amore perfetto, e prosegue anche quando dal fasto di New York si passa al degrado della vita di provincia nel Missouri. I capitoli alternano la voce narrante di Nick e di Amy, in diversi spazi temporali, prima e dopo la scomparsa della donna, mentre ciascuno spiega i fatti secondo la propria opinione. In questo modo, il favore del lettore si sposta dall’uno all’altro, esattamente come succede all’interno della trama. Soltanto che il lettore viene a conoscenza di lati nascosti dei personaggi, che sono sconosciuti agli altri, i quali, dal canto loro, giudicano solo dalle apparenze. E queste apparenze sono tanto più fasulle, quanto più grandi sono le verità nascoste e le bugie di Nick e, soprattutto, di Amy.

La trama si dipana in mezzo a indizi disseminati affinché vengano ritrovati, bugie, menzogne, imbrogli, finzioni e ipocrisie, il tutto incorniciato dal perbenismo della gente di provincia, dalla voglia di giustizia della massa e dal coinvolgimento dei media, che si avventano sul caso come avvoltoi sulla preda, avidi di particolari macabri e scoop sensazionali. In realtà, non c’è attenzione per la dignità della persona: si vuole solo trovare un colpevole di un delitto, anche quando il delitto non c’è. E quando ci sarà un delitto e un colpevole, tutto verrà affossato dal giustizialismo e dal desiderio della gente – che è diventata pubblico televisivo – di dare un ‘happy end’ ad ogni costo alla vicenda. La favola dell’amore ideale tra Nick e Amy deve essere salvaguardata ad ogni costo.

Freddo, distaccato e indifferente, Nick diventa la vittima delle convenzioni, così come Amy. Solo che, mentre il primo tenta di sfuggire al vuoto che deriva dal fingere di essere chi non è veramente, Amy non accetta che il suo mondo perfetto sia distrutto, vuole essere comunque la protagonista indiscussa della favola che lei stessa, e non i suoi genitori, hanno scritto per lei, tanto che è disposta a tutto purché funzioni. Nella sua lucida follia, costruisce con pazienza e razionalità la sua ragnatela di intrighi, bugie e inganni, togliendo di mezzo qualsiasi ostacolo, anche a costo di sacrificare la vita degli altri, e perfino la sua, purché tutto sia come ha sempre desiderato: la moglie ideale di un marito ideale nella loro perfetta storia d’amore ideale.

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A tratti prevedibile e ripetitivo, solo di tanto in tanto il romanzo regala colpi di scena e dinamismo a una narrazione a volte piatta, a volte volgare, spesso incastrata nei meandri contorti delle menti dei due protagonisti, alternando lucidità e follia, e disorientando il lettore con frasi a tratti equivoche, a tratti poco comprensibili. In questo modo, anche la trama risulta oscura, si fa fatica a stare dietro alle continue contraddizioni e alle menzogne dei protagonisti, nonché a tutti gli indizi disseminati, alle scuse e alle bugie che si accavallano ad un ritmo frenetico. Contorto fino ad apparire inconcludente, ingarbugliato fino a diventare poco credibile. Qualche volta, ci sono anche forti incongruenze e, nel finale, a tante domande non vengono date adeguate e convincenti risposte.

Nonostante l’idea di fondo sia interessante e il tema dell’inganno all’interno della coppia sia collaudato, il romanzo non convince molto, non solo perché le carte vengono continuamente rimescolate in tavola, senza una logica apparente o un certo raziocinio, ma, soprattutto, perché vengono in qualche modo deluse le aspettative di chi legge. Infatti, in un thriller fondato sull’inganno tra marito e moglie alla fine almeno uno dei due dovrebbe soccombere per mezzo di un delitto, magari con una lotta all’ultimo sangue, con tanto di confessione e prove di colpa. in una scena plateale davanti alle telecamere e alla polizia. Solo in quel caso si sarebbe potuto parteggiare per l’uno o per l’altro e soddisfare la voglia di giustizia. In questo modo, invece, la banalità quasi adolescenziale di una coppia adulta si rivela sempre più banale, fino a toccare il fondo nel finale, che non risolve nulla rispetto all’inizio della storia, ma, anzi, rende i due personaggi quasi caricaturali e privi di spessore. Una lettura che, personalmente, è stata piuttosto faticosa e poco intrigante, in quanto non sono riuscita né a immedesimarmi né ad appassionarmi. Da leggere, se vi piace stare al passo con le tendenze del momento.

 

 

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