31
Jul
2015
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Avventure di una self-publisher. Episodio 9: “la spocchia dello scrittore”

Scrivere è la parte più gratificante e più semplice del lavoro di scrittore. Se non si ha un agente letterario o una casa editrice solida alle spalle, il problema più grande è quello della visibilità, della pubblicità, della possibilità di far conoscere al pubblico il proprio lavoro. Uno degli strumenti più importanti, per un autore self-publisher, ma anche un esordiente con una piccola e media casa editrice, è il passaparola attraverso recensioni sugli store di vendita, oppure su blog e siti letterari. Un mezzo potente sarebbe anche l’unione e la solidarietà tra scrittori. Infatti, sarebbe opportuno non solo dare consigli su come impostare i margini del libro, quale programma usare per questo o quel formato, o altri dettagli tecnici. Dovrebbe esserci un comune scambio, per cui io pubblicizzo il tuo lavoro, perché l’ho letto veramente, mi è piaciuto sul serio, e, senza chiedere nulla in cambio, decido di postare il mio giudizio sui social o sui siti preposti.

Cosa succede, invece? La mia esperienza personale è a dir poco deludente al riguardo. Ci sono stati scrittori che mi hanno chiesto una recensione di scambio, altri che mi hanno chiesto spudoratamente di pubblicizzarli in maniera gratuita, altri, a cui ho dato il mio aiuto spontaneo, perché li ritenevo validi, che non si sono degnati neanche di ringraziare o di provare a ricambiare il favore. Altri ancora, i più, hanno accettato i miei favori, i consigli, le recensioni, per poi pugnalarmi alle spalle, spinti dall’invidia, dalla voglia di emergere, dall’arroganza e, concedetemelo, dalla vigliaccheria. Sì, perché è facile trincerarsi dietro un nick e sparare insulti gratuiti, sfogando la propria rabbia e la propria frustrazione sugli altri.

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Quello che è peggio, però, è quella che io chiamo “la spocchia dello scrittore”. La maggior parte di chi scrive si ritiene un novello Dante o Manzoni, che non trova un editore perché è un genio incompreso, gli scout sono degli incompetenti e arruolano solo chi paga o è raccomandato. Di conseguenza, il  mondo crudele lo costringe all’anonimato, quando meriterebbe gloria e allori. Ne deriva una rabbia immotivata verso tutti gli altri autori, ritenuti soltanto dei concorrenti sleali, senza talento ma anche senza scrupoli, che tolgono spazio ai veri artisti. Questi ‘geni incompresi’ non si abbassano a farsi recensire da un blog qualsiasi, né, tanto meno, prestano il loro nome per pubblicizzare gli altri, non sia mai che i loro due o tre lettori confondano il loro nome con quello di cialtroni qualsiasi. Guai a fare comunella con altri scrittori, se mai ci si intrufola nei forum con qualche soprannome, si dà un’occhiata qua e là, poi si prende di mira qualche potenziale nemico e si ricopre di insulti, così è fuori combattimento: non sia mai che la letteratura sia contaminata da  lavori tanto indegni!

Se questo accade a livello di scrittori esordienti, non pensate che vada meglio nelle ‘alte sfere’. Ho già raccontato della mia esperienza con un autore, con una casa editrice importante alle spalle, di cui avevo conosciuto i romanzi proprio grazie al passaparola. Mi ero appassionata ai personaggi e non vedevo l’ora che uscisse un nuovo romanzo per acquistarlo e leggerlo tutto d’un fato, scambiando poi commenti con il diretto interessato Infatti, l’ho contattato e si è mostrato proprio come me l’ero immaginato: gentile, disponibile, insomma, la sua personalità corrispondeva all’idea che mi ero fatta di lui, attraverso la scrittura. Poi ci siamo conosciuti di persona durante la presentazione di un suo libro: foto, sorrisi, scambio reciproco di commenti e complimenti, e la promessa “Domani sentiamoci!” L’indomani ho scritto una e-mail per ringraziare della bella serata, ma niente. Ho pensato che magari non avesse avuto il tempo di leggerla, così ho aspettato un giorno. Niente. Ho inoltrato di nuovo l’e-mail, ma senza risultato. Ho inviato dei messaggi privati sui social. Niente. Non sapevo cosa pensare. Sinceramente, non credo di aver detto qualcosa di inopportuno o sbagliato. Non mi sembrava di averlo spaventato, né avevo cercato di sedurlo (ma per carità!). La spiegazione che mi sono data è triste, crudele, ma l’unica possibile: nonostante sia un autore già avviato, ha avuto paura che volessi approfittare della mia amicizia con lui per farmi conoscere, magari soffiandogli lettori, o chissà che altro! Sono rimasta molto delusa, soprattutto perché questo atteggiamento non corrispondeva più all’idea di persona che mi ero fatta, quindi, si era rivelato falso e approfittatore. Mi aveva assecondata perché continuassi a leggere i suoi libri, ma quando ha ritenuto che fossi una minaccia, mi ha allontanata. Quello che più mi ha irritato è stato il fatto che non abbia risposto, fingendo di non conoscermi, di non aver ricevuto i miei messaggi. Dato che è uno scrittore, avrei preferito che cercasse delle scuse, rispondesse con messaggi brevi e stringati, insomma, se era davvero bravo poteva usare la scrittura per mantenere la giusta distanza, e, magari, allontanarmi lentamente. Purtroppo, questa persona non ha capito che sono sincera e onesta, non sono capace di lusingare, solo per ottenere il mio scopo. Se pubblico legge i miei romanzi, li deve leggere perché io sono Laura, non “l’amica di…”. , perché piace ciò che scrivo e come lo scrivo. Magari, è abituato ad avere persone intorno che lo usano, e può aver pensato che io volessi fare lo stesso. Comunque, avrebbe dovuto essere più diplomatico, almeno per non perdere una lettrice, che lo stimava e stava pubblicizzando il suo lavoro

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Ma io non sono capace di vendetta. Non ricambio recensioni velenose, trincerandomi dietro nick: non rientra nei miei parametri.  Non mi offendo della spocchia di autori sconosciuti, che si credono importanti, anzi, li invidio, perché riescono a illudersi senza sentirsi dei falliti. E non me la sono presa neanche con l’autore quotato, anche se da allora la delusione mi ha impedito di leggere perfino il suo stato sui social! Ognuno è libero di decidere del proprio destino, e lo rispetto per questo. D’altronde, non sono così buona e santa da ‘porgere l’altra guancia’. E così, seppure a malincuore, devo rinunciare all’idea di una collaborazione tra autori, esordienti e indipendenti, un progetto che potrebbe realizzare i sogni di tanti scrittori validi, destinati a rimanere sconosciuti. Infatti, si creerebbe una forza capace di contrastare i grandi nomi, tutti avrebbero la possibilità di farsi conoscere, e sarebbe davvero il pubblico, sovrano, a decidere chi merita e chi no. Il pubblico potrebbe interagire direttamente con gli scrittori, scambiare commenti e opinioni. Così, l’idea che il lettore si fa dell’autore attraverso la sua opera dovrebbe coincidere con la vera personalità dell’artista. Se questo non dovesse succedere, poco male. Non servirebbe inviare recensioni velenose o gettare fango. Io, semplicemente, smetto di comprare e di leggere i libri di quell’autore, e vado in cerca di qualcun altro, che, magari, ha qualche difetto, ma dimostra carattere, disponibilità e voglia di mettersi sempre in gioco, anche accettando critiche costruttive o giudizi negativi. Perché è questa la forza del vero scrittore, come di qualunque artista, e di qualunque persona: l’umiltà, il saper riconoscere i propri limiti e la consapevolezza che c’è sempre da imparare, senza crogiolarsi nella propria spocchia!

 

 

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