17
Jul
2015
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Avventure di una self-publisher. Episodio 8: come “staccarsi” dai personaggi

Mettete un’estate calda, anzi, torrida, come non succedeva ormai da qualche anno. Aggiungete il fatto che ho portato a termine una trilogia, dopo aver praticamente convissuto per tre anni con gli stessi personaggi, nati per caso dalla fantasia, da uno spunto o da uno sguardo, ma che poi sono diventati sempre più imponenti e importanti, sono cresciuti e hanno imparato ad andare avanti da soli, finché sono stati loro a guidare la mia mano sulla tastiera.

Una volta scritta la parola “fine”, in maniera definitiva, adesso dovrei andare avanti e creare nuovi personaggi, che si adattino alle nuove idee che fioriscono continuamente nella mia testa. Invece, Elisabetta, Alessandro, Giacomo, ma anche Viola, Margherita, Antoine e il piccolo Nicola, continuano ad imporsi, impedendomi di definire le nuove personalità. Gli impegni di Elisabetta, l’instabilità di Alessandro, la dolcezza di Giacomo, la volubilità di Viola e l’ambiente frenetico della pasticceria si insinuano ed interferiscono, mentre tento di creare nuovi ambienti e caratteri diversi.

Effettivamente, al di là dei pareri di psicologi o esperti, è un processo normale, ci si abitua a chi si frequenta abitualmente, anche se si tratta di una realtà virtuale, e di conseguenza si crea una sorta dii assuefazione, un legame attraverso un periodo in cui si è condivisa una parte di vita insieme. So che può sembrare un ragionamento un po’ contorto, ma vi posso assicurare che è proprio così, e chi lo ha sperimentato, può confermare.

 

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Che si può fare? Non sarebbe giusto cercare di rimuovere il ricordo, perché fa parte dei miei affetti, è qualcosa che ho creato con la mente, ma anche con il cuore, e, per di più, mi ha portato immense soddisfazioni. Infatti, il successo della trilogia Il Diario di una Cameriera, che continua tuttora, mi ha fatto conoscere al pubblico e mi ha permesso di avere un rapporto diretto con lettori e lettrici, che si sono appassionati alle vicende e ai personaggi, mi hanno scritto, hanno commentato, e hanno provato emozioni grazie al mio lavoro. Insomma, è come se Elisabetta e gli altri fossero degli amici in comune con tante altre persone, sparse in tutto il mondo.

 

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Eppure, bisogna andare avanti. In una scuola di scrittura, probabilmente, consiglierebbero di fare uno schema, per annotare i caratteri dei nuovi personaggi, in modo da avere una scaletta da seguire per evitare interferenze di qualsiasi genere.Così, però, si rischia di ‘spersonalizzare’ la trama, imbastendola su un telaio preconfezionato, standardizzato, e, magari, di basso impatto emotivo e psicologico. Invece, io preferisco adottare un sistema più complicato, che mi mette emotivamente in difficoltà, ma si sta rivelando efficace per prendere le distanze. In genere, fare paragoni è piuttosto scomodo, un lavoro ingrato, in cui si rischia di non rendere giustizia alle differenze dell’uno o dell’altro. Ma io, che per natura sono spietata anche verso me stessa, non mi sono tirata indietro. Ho cominciato a rileggere la trilogia, anche se, a distanza di tempo, mi fa un effetto strano, non mi sembra neanche che sia opera mia e spesso non ricordo nemmeno certi eventi e certe scene. In questo modo, mentre rivivo le esperienze insieme ad Elisabetta, per l’ennesima volta, riesco ad accendere il mio spirito critico, così da poter discernere il prima dal dopo. Sembra incredibile come si creino delle specie di barriere, ed io sono finalmente capace di distinguere, separare, diversificare, cosicché quando cambiano fatti e scenari, i personaggi si adeguano, Mentre prima eravamo in una pasticceria, adesso siamo in un luogo diverso, e, di conseguenza, anche i protagonisti dovranno assumere caratteristiche diverse. Lentamente, in questo gioco di ‘trova la differenza’, i nuovi personaggi stanno emergendo, più forti e vivi che mai, si stanno plasmando all’interno di nuove vicende e nuove ambientazioni, per prendere le loro strade.

Non importa se tutto questo accade grazie al ricordo di ciò che è stato. In genere, dal passato si traggono gli insegnamenti per affrontare meglio  il presente e per il futuro. A maggior ragione, una serie che ha avuto tanto impatto emotivo nella mia vita, e mi ha aiutata a diventare quella che sono, non può far altro che aiutarmi a proseguire sulla stessa strada, sperando che mi porti altrettante emozioni e altrettante soddisfazioni.

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