18
Jun
2015
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Avventure di una self-publisher. Episodio 7: quando Amazon chiama, Laura risponde

Dunque, ero proprio delusa. Vendere tantissime copie e non avere il posto che si merita è frustrante. Soprattutto, perché mi sentivo impotente, di fronte ai colossi della letteratura, e a coloro che avevano le spalle coperte da un editore affermato. In molti mi chiedevano un seguito del “Diario”, ma non trovavo la vena adatta per scrivere, ero demoralizzata e non sapevo come uscirne. Poi, la mattina del 22 gennaio 2013 amici e conoscenti hanno cominciato a chiamarmi, per avvisarmi che il mio nome era sul giornale, nella pagina culturale del quotidiano La Repubblica, in cui si trattava l’argomento del self-publishing. Questo nuovo fenomeno, che era stato dapprima sottovalutato, ora veniva attentamente studiato e preso in considerazione dagli esperti del settore, non solo perché si potevano scoprire nuovi autori, ma soprattutto perché la lettura digitale si stava diffondendo, sia per i prezzi molto più accessibili, che per la varietà di offerta.

Tra gli intervistati, il responsabile di KDP-Amazon Italia, che citava, tra gli altri, proprio me e il mio  romanzo d’esordio tra gli e-book più scaricati del 2012, che erano entrati nella Top 10.  http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/01/22/best-seller-fatto-in-casa-cosi-gli.html

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Allora, non era stata la mia immaginazione! Nonostante gli algoritmi, le classifiche impietose, le recensioni piene di livore, i problemi che, guarda caso, sono capitati solo a me, veniva riconosciuto ufficialmente che il mio romanzo aveva avuto successo. Sì, lo so che non si vive di sola gloria, ma in quel momento mi hanno contattato in tantissimi, molti per congratularsi, alcuni solo per accostare la loro immagine alla mia, sperando di farsi pubblicità, altri chiedendo sfacciatamente di essere aiutati ad emergere. Anche varie case editrici importanti hanno chiesto di valutare il romanzo, Tutto questo clamore, però, non mi ha creato false illusioni: sono sempre rimasta con i piedi per terra, perché credo che sia meglio così. Immaginate quanto è brutto sperare in qualcosa, ritenere che ormai sia cosa fatta, e invece alla fine la porta si richiude in faccia a voi e ai vostri sogni. A questo punto, dovevo solo cercare di sfruttare l’attimo, badando bene di fare finta di nulla, contando sulle mie sole forze, come sempre. Infatti, c’è stato molto rumore per nulla. Alcuni editor non mi hanno neanche dato un responso (anche se non ero stata io a contattarli!), altri hanno dato picche, come previsto. Come dice il proverbio, “si fa bene a pensare male!”

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Dopo qualche mese, sono stata contattata dalla sede di Milano di Amazon, per un incontro tra autori e vertici internazionali di KDP. Il 28 giugno mi sono presentata insieme ad altri 3 self-publisher nell’ufficio all’americana di Amazon, nel pieno centro della città. Scambio di convenevoli e proposte da entrambe le parti, in un incontro che doveva essere strettamente riservato, ma gli argomenti trattati sono stati ampiamente dichiarati in più interviste rilasciate alla stampa. http://lettura.corriere.it/amazon-la-campagna-ditalia/

Promesse da entrambe le parti ad impegnarsi affinché KDP possa crescere e migliorare, saluti e conclusioni. All’uscita, con gli altri autori, ci siamo scambiati opinioni e idee. Sorpresi, ecco come eravamo, ma anche molto scettici su tanti argomenti. Ad esempio, la collaborazione tra scrittori indipendenti. Come è possibile interagire con persone che, spinte dalla gelosia, colpiscono alle spalle con recensioni negative? Come lavorare insieme a chi si crede più bravo, e non sopporta che qualcuno lo superi? Come smascherare i trucchi abietti dei soliti furbi? E come far capire a chi chiede di essere aiutato, che prima deve lavorare da solo, invece di farsi fare tutto dagli altri? Data la mia esperienza, non me la sentivo proprio di ricominciare ad essere sfruttata o ingannata da chi si credeva più abile di me. Ma, se era vero che le cose dovevano cambiare, dovevo mostrarmi professionale, perché di professionalità si tratta. Non fatevi ingannare dal fatto che oggi gli autori più quotati sono quelli che scrivono nel loro tempo libero, e considerano la scrittura solo un hobby. Scrivere come si deve, che piaccia o no, è una professione, e neanche una delle più semplici. Certo, tutti possono farlo. Come mi rispose uno spavaldo funzionario pubblico, qualche tempo fa: “Anch’io scrivo su Internet: Basta andare su Facebook e Twitter, oggi scrivono tutti!.”

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Insomma, a questo punto i miei meriti erano stati riconosciuti, anche se era stato sottolineato che avevo scalato le classifiche, quando ancora il self-publishing era agli inizi e non c’era abbastanza concorrenza, Ma non c’era bisogno di puntualizzare, non mi sono mai montata la testa, anzi, spesso, chi mi conosce, mi rimprovera per essere troppo modesta (d’altronde, c’è ancora chi mi dice: “Lo puoi fare tu, tanto stai a casa!”, come se il mio lavoro non contasse nulla!). Quello che conta, invece, sono i commenti dei lettori, quelli veri, che mi scrivono e mi incoraggiano ad andare avanti, in una situazione difficile come la mia, piccolo pesciolino coraggioso, che nuota in un oceano di pesci grossi, e anche di pescecani.

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