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May
2015
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Avventure di una self-publisher. Episodio 3. Come ho scoperto l’auto-pubblicazione

Nella “puntata precedente” avevo raccontato come si era conclusa la mia avventura con un piccolo editore.

A quel punto, mi sentivo veramente a pezzi. Sapevo di aver trovato la mia strada, ero certa che quello era davvero il mio destino, eppure mi rendevo conto solo ora delle difficoltà, che la mia buona volontà, la mia determinazione, la passione e tutti i miei sforzi non sarebbero mai riusciti a farmi superare. Ci voleva un solido appoggio, una casa editrice in grado di garantire quelli che sono i fattori essenziali per riuscire ad emergere: pubblicità e distribuzione. Con i mezzi che avevo a disposizione, vale a dire social networks e qualche amico, non potevo andare lontano. Così, ho contattato delle persone del luogo, esperte nel settore dell’editoria, e sono entrata in contatto con un imprenditore. Ad un tavolo con lui e suoi collaboratori, ho raccontato la mia esperienza, e lì, per la prima volta in vita mia, ho avuto il coraggio di esprimere con sincerità e decisione quali erano i miei obiettivi. Primo: se un editore pubblicava una mia opera, lo doveva fare perché credeva veramente nelle potenzialità del mio lavoro, non perché io dovessi pagare contributi per le spese di stampa, o altro. Secondo: la mia opera doveva essere adeguatamente pubblicizzata e diffusa, in modo che fossero i lettori a stabilire il mio effettivo valore.

 

 

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Dopo tutte le esperienze lavorative (mi sono sempre adattata a fare anche i lavori più umili, e da ognuno ho tratto sempre qualche insegnamento!), dopo essere stata perfino messa da parte, in un colloquio presso un’azienda leader a livello internazionale, perché ritenuta troppo qualificata e adatta solo ad un ruolo manageriale (che allora non era previsto nell’organico), ebbene, in quel momento ho scoperto che sapevo realmente gestire una situazione, ero sicura del fatto mio e potevo confrontare fatti e idee sulla base dei miei studi e del mio background. Fatto sta che mi hanno promesso di pensarci, mi hanno assicurato che avrebbero tenuto conto delle mie valutazioni, e hanno pienamente condiviso i miei obiettivi. Così, ho lasciato loro in visione il vecchio romanzo e un manoscritto nato per caso da poco. Infatti, qualche tempo prima, durante una conversazione telefonica con una editor di una casa editrice, alla richiesta di un nuovo lavoro, avevo risposto di avere delle perplessità, di non essere sicura di essere all’altezza, ma che, comunque, ci avrei provato, e se fosse andata male, sarei potuta tornare a fare la cameriera, come avevo fatto fino ad allora. In quell’istante, ero stata fulminata dall’idea di scrivere un romanzo sulle mie disavventure di cameriera in un bar-pasticceria: me ne succedevano sempre di tutti i colori, i clienti poi erano di per sé dei personaggi perfetti, bastava condire con un pizzico di ironia e di romanticismo. Avevo sottoposto il manoscritto ad un paio di case editrici, che avevano apprezzato, ma avevano mandato la fatidica busta con la proposta editoriale e la richiesta di cifre esose. Così, col tempo, avevo allungato il romanzo, avevo inserito un po’ di ‘giallo’, e avevo rimpolpato la trama, creando “Il Diario di una Cameriera”.

Lo consegnai così ai signori in questione, che, però, si facevano pregare per rispondere. Passarono giorni e mesi, e ogni volta mi dicevano che erano indaffarati e mi avrebbero richiamato. Con la solita composta schiettezza, li ho messi alle strette e ho chiesto una risposta entro breve termine. Ovviamente, il romanzo era piaciuto, ma non se la sentivano di sostenere da soli le spese per pubblicizzare e diffondere. A quel punto, delusa più di prima, disperavo di trovare una strada da imboccare. Sapevo per certo che le grandi case editrici di solito sono subissate di richieste di esordienti, e non potevo sperare di essere presa in considerazione. Finché, qualche giorno dopo, ho letto per caso un articolo su un quotidiano. Si raccontava la storia di una ragazza americana, tale Amanda Hocking, che viveva in miseria e si era adattata a fare lavoretti umili per sopravvivere. Nel frattempo, si era messa a scrivere romanzi di zombie e vampiri, coltivando la sua passione per la letteratura. Ma, invece di insistere con gli editori tradizionali, aveva provato la nuova strada dell’e-book e dell’auto-pubblicazione. In breve, i suoi romanzi avevano avuto migliaia di download e Amanda era diventata ricca, famosa e ambita dagli editori.

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Così, ho iniziato ad informarmi su come funzionasse il sistema dell’auto-pubblicazione. Bastava avere una copertina, il file del romanzo e inserire il tutto in un account con tutti i dati. Completamente gratis, il romanzo sarebbe stato messo in vendita in tutto il mondo, disponibile per chiunque, da scaricare con pochi euro e un click su qualsiasi dispositivo elettronico. Non c’era più bisogno di distributori. E non c’erano neanche gli intermediari, gli editori: il rapporto scrittore-lettore diventava diretto. Era praticamente il mio sogno. Terrificante, è vero, perché sapere di essere sola a controllare tutte le fasi del mio lavoro, senza un appoggio, significava darsi parecchio da fare, studiare, controllare, criticare, pretendere sempre di più, essere obiettiva e spietata con me stessa. Ma, a questo punto, dovevo sapere se valevo davvero qualcosa, come tutti continuavano a ripetermi. E questo era il vero banco di prova.

Per quanto mi sforzassi, però, dovevo riconoscere di non essere in grado di fare tutto da sola. Infatti, avevo in mente una certa copertina, ma non ero in grado di farla. Così, ho chiamato la mia amica pittrice e grafica, Antonella, e lei ha raccolto la sfida. Ma c’era anche da combattere con la tecnologia, ed io non ho un buon rapporto con essa. Per fortuna, però, il mio amico Alessandro è un esperto in materia e ha accettato di aiutarmi. A questo punto, non mi restava altro che mettermi all’opera: correzione, revisione, correzione bozze e… click. Il 15 marzo 2012 ho premuto il tasto per spedire tutto il mio lavoro e vederlo pubblicato. Ho passato una notte insonne, immaginando le reazioni del pubblico, paventando errori o refusi sfuggiti ai miei innumerevoli controlli, vedevo le parole che fluttuavano nel vuoto, confuse e incomprensibili, mentre la speranza di essere finalmente presa in considerazione veniva continuamente oscurata dalla paura di una delusione cocente per l’ennesimo tentativo fallito. E non era finita. Anzi. Adesso veniva la parte difficile, perché nessuno sapeva che esistevo, quindi dovevo darmi da fare, pubblicizzarmi e cercare di attirare l’attenzione di potenziali lettori.

Però, era già un sogno aver pubblicato in tutto il mondo, gratis, il mio romanzo, e al momento potevo considerarmi soddisfatta.

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